4 giorni in Irlanda: Cosa fare, dove andare, gite fuori porta

Quello che molti penseranno è: non puoi neanche pensare di poter vivere l’essenza dell’Irlanda e raggiungere tutto ciò che c’è di più essenziale da vedere in soli 4 giorni! Includendo oltretutto il tempo necessario per il viaggio. Non potremmo essere più d’ accordo.

Ma il nostro sito è stato pensato per chi, come noi, deve vedersela con le ferie contate, i soldi risparmiati e le risorse minime che si hanno per intraprendere i viaggi dei propri sogni.

Quindi ecco come, senza mai fermarci, abbiamo cercato di esplorare il più possibile Irlanda in 4 giorni (il poco tempo che avevamo).

GIORNO 1

La nostra avventura è cominciata un sabato di settembre, di primissima mattina, in modo da arrivare all’aeroporto di Dublino non troppo tardi, ed essere in centro già all’ora di pranzo.
Appena scesi dalla corriera a due piani (mezzo antiscemo che parte dall’aeroporto con scritto in caratteri titanici qualcosa come ”To Center 6 Euros”) siamo stati avvicinati da un amichevole nonnetto che, dopo aver probabilmente notato che ci guardavamo intorno disorientati, ha cominciato con molta premura ad assicurarsi che apprendessimo la via più veloce per raggiungere il nostro hotel.

Dopo esser stati testimoni della fama amichevole di cui gode la gente Irlandese quindi ci siamo addentrati in un tipicissimo fast food di via O’Connell, per poi andare a depositare armi e bagagli all’ostello che avevamo prenotato con inquantificabile anticipo.
Appena sistematici in tenuta da trekking estremo ci siamo poi incamminati verso il centro per esplorarlo quanto più possibile nel giro di un pomeriggio, e così abbiamo visitato il rinomato Trinity College e i parchi a sud (compreso quello adiacente all’abitazione di Oscar Wilde), per poi dirigerci verso la zona dei Pub, la gettonatissima Temple bar dove abbiamo passeggiato tra i pub più popolari.

La sera ci siamo affidati ad un Subway per riempirci gli stomaci con due panini enormi, per poi scoprire quello che diventa Dublino dopo l’ora di cena: un concerto, un tumulto di canti popolari che provengono da tutti i pub dove suonano gruppi in acustico, o dalle stesse strade che pululano di musicisti folk, tutto in un clima di festa che ti avvolge inevitabilmente. Dopo questa fantastica esperienza ce ne siamo tornati all’ostello per andare a dormire non troppo tardi. Ci aspettava una luuunga giornata.

GIORNO 2

Il giorno dopo infatti siamo partiti prestissimo per cercare di concludere l’itinerario stabilito entro sera: dovevamo infatti visitare il famoso sito monastico di Glendalough ed il Lago adiacente, per poi dirigerci a Kilkenny, attraversando le Wicklow Mountains!

Prima, una raccomandazione importante, di obbligo: l’Irlanda è un paese di storie, tradizioni e leggende. Ed è veramente necessario munirsi di una guida (come abbiamo fatto noi) o leggersi ed imparare quanto più possibile sulle credenze popolari, sui racconti, o sulla storia di ciò che si vede per poter cogliere almeno un minimo di ciò che veramente è il paese.

Siamo quindi partiti dirigendoci a Sud, impiegando un’oretta per arrivare a Glendalough. Appena arrivati ci siamo fiondati all’interno del sito monastico per vedere il cimitero raffigurato in tutte le cartoline e apprendere il più possibile della sua storia, per poi farci una passeggiata fino al lago dove centinaia di anni fa pregava St. Kevin, descritto dalla guida come il Justin Bieber dell’epoca …ok.

Camminando con calma è una gita di un paio di orette, immersi in un ambiente dove ogni stradina, ogni monumento, o ogni rovina ha una storia antica che ne descrive la nascita, la funzione o la nomenclatura. Da far venire i brividi…

Appena terminata la visita ci siamo addentrati nelle Wicklow Mountains in direzione di Kilkenny, fermandoci di nuovo però dopo poca strada al culmine del Wicklow gap, un valico di montagna durante il quale è stato impossibile staccare la fronte dai finestrini, e infatti appena accostato e percorso a piedi un sentierino che porta ad un terrazzino panoramico abbiamo contemplato un panorama montano brullo che da solo valeva tutta la strada.

Dopo qualche ora di strada siamo poi arrivati a Kilkenny, che abbiamo scoperto essere una fantastica cittadina storica ricca di cultura e di cose interessanti da imparare. La cosa più bella da visitare è probabilmente il castello, il quale fronteggia un parco immerso.

Dopo una visita di un paio d’ ore siamo tornati a Dublino entro ora di cena, ma la nostra purtroppo (la loro va dalle 18.30 alle 19.30), quindi l’unica ovvia scelta rimasta era quella di catapultarci attraverso le chiassose vie della capitale per cercare un Fish&Chips degno della fame lancinante che ci struggeva. Dopodichè con le ultime energie che ci rimanevano siamo tornati all’Hotel per concederci una doccia frettolosa e andare a dormire.

GIORNO 3

Il giorno seguente la sveglia ha suonato presto ancora, perchè ad aspettarci c’erano tre ore di viaggio, per percorrere la strada che taglia a metà l’Irlanda, che da Dublino porta ad ovest verso la contea considerata la roccaforte della cultura antica irlandese.
Ci aspettavano le scogliere di Moher, la Wilde Atlantic Way e Galway.

Dopo una generosa colazione al Mc siamo finalmente partiti, e, sopportato un lungo lungo lungo viaggio (con sosta ad Obama plaza, un autogrill dedicato all’ex presidente americano) abbiamo notato che al posto delle siepi, a dividere i prati e le proprietà c’erano muretti di sassi. Eravamo arrivati al mare.

Appena percorso il viale d’ingresso affiancato dai negozi di Souvenir e Bar, e salita una ventina di scalini, le Scogliere di Moher erano lì, da mozzare il fiato! Il sito è mantenuto pulito, e ti permette di accedere ad un sentierino che costeggia lo strapiombo sul mare. Inoltre c’è un’antica torre di vedetta sopra alla quale si può salire per vedere il panorama da una ventina di metri più in alto.

Il sito delle scogliere offre inoltre l’opportunità di visitare un museo interessante che spiega l’ecosistema instauratosi tra le scogliere e la storia del luogo.

GIORNO 4

Così, anche l’ ultimo giorno è passato e tutte le beltà che avevamo pianificato di visitare o vedere le avevamo viste, ma rimaneva un’ ultima tappa da raggiungere la mattina seguente, prima di pranzare e dirigerci verso l’aeroporto: la Guinness Storehouse!

Il famosissimo birrificio era abbastanza distante dalla nostra O’Connell Street, e sarebbe stato meglio affidarci ad un taxi per giungerci, ma dopo la peggior colazione di viaggio mai fatta (..quella offerta dall’ostello) ci siamo impavidamente incamminati verso il quartiere di St. James per arrivarci verso l’orario di apertura. I nostri biglietti infatti li abbiamo acquistati sul sito ufficiale, e consigliamo chi volesse cimentarsi nella visita della fabbrica di fare lo stesso, in quanto è una meta G E T T O N A T I S S I M A, ed è molto comodo poter arrivare all’orario già stabilito e passare oltre alla biglietteria senza dover fare la coda. Inoltre acquistando il biglietto su internet si ha diritto ad una pinta di Guinness gratuita da consumare al bar situato all’ultimo piano della Guinness tower, circondati da una vetrata che offre una visuale a 360° su tutta la città.

La visita è durata meno di quello che ci aspettavamo, circa un’ora e mezza, ma è stata decisamente interessante. Così verso le dieci e mezza, consumate le due birre offerteci dopo aver concluso il tour, molto allegramente, abbiamo dedicato Phoenix park, e successivamente, per tornare, abbiamo optato per un filobus che ci ha permesso di raggiungere comodamente il centro cittadino. Divorati un paio di panini in uno dei numerosissimi fast food poi siamo tornati all’ostello a recuperare le valigie e siamo andati a prendere una di quelle corriere a due piani che dall’aeroporto giungono alle vie principali di Dublino e viceversa per 6 euro. Tranne che per il ritardo di un’ora e mezza, per la partenza non ci sono stati problemi e siamo rientrati stanchi e già tristi per aver abbandonato quello che per ora è il paese che abbiamo amato di più.

La visita è durata meno di quello che ci aspettavamo, circa un’ora e mezza, ma è stata decisamente interessante. Così verso le dieci e mezza, consumate le due birre offerteci dopo aver concluso il tour, molto allegramente, abbiamo dedicato Phoenix park, e successivamente, per tornare, abbiamo optato per un filobus che ci ha permesso di raggiungere comodamente il centro cittadino. Divorati un paio di panini in uno dei numerosissimi fast food poi siamo tornati all’ostello a recuperare le valigie e siamo andati a prendere una di quelle corriere a due piani che dall’aeroporto giungono alle vie principali di Dublino e viceversa per 6 euro. Tranne che per il ritardo di un’ora e mezza, per la partenza non ci sono stati problemi e siamo rientrati stanchi e già tristi per aver abbandonato quello che per ora è il paese che abbiamo amato di più.

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